Category : Editoria Digitale

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Publiredazionali: link follow o link nofollow?

Oggi i blog sono ghiottosissme opportunità per le Web Agency e per tutto l’ecosistema che si occupa di Digital Pr e scommetto che spesso nei blogger nasce questo quesito: metto il link follow o link nofollow nell’articolo che mi richiedono?
Se avete un pò di pazienza, proverò di seguito a spiegarvi come fare per scegliere in autonomia e con saggezza.

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Una mappa mentale per il tuo nuovo Blog

Aprire un blog può essere una scelta maturata per due motivi: hobby o passione. Nel primo caso questo post puoi anche non leggerlo. Se invece hai aperto il tuo blog per passione e speri di farlo crescere, ho preparato per te una “mappa mentale” per un blog che funzioni. Probabilmente con il  tempo aumenteranno le ramificazioni, nuovi strumenti, nuovi spunti o suggerimenti, possono farla crescere per cercare di essere un reale strumento di analisi e pianificazione del tuo blog.

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Caro Blogger, non essere una pecora.

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“Con il blog puoi guadagnare anche indirettamente, non vendendo spazi a inserzionisti, ma le tue competenze a chi ne ha bisogno.”

Il blogging lo ho amato da subito, ha permesso a chiunque di dare voce ai propri pensieri, alle proprie aspirazioni e competenze. Sono uno di quelli che considera il blogging la prima forma di libertà di espressione della rete, l’antesignano dei social e altri 6 o 7 aggettivi positivi. Sei hai deciso di aprire un blog in qualsiasi settore o nicchia (travel, food, fashion , geek, ecc. ecc.) lo hai fatto probabilmente perchè ritenevi di avere qualcosa da dire o dimostrare e, dillo onestamente, hai sperato di guadagnarci qualcosa.
Con il blogging in Italia è difficile guadagnare direttamente (sui banner non ci clicca più nessuno) ma come dice spesso uno che di web se ne intende:  “con il blog puoi guadagnare anche indirettamente, vendendo non spazi a inserzionisti, ma le tue competenze.” Ora, se il guadagno è un aspetto rilevante per il tuo blog, fai bene a continuare a leggere altrimenti puoi continuare a postare gattini su facebook.

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Quanti blog ci sono in Italia che parlano di Food? Quanti di Travel? Guardiamoli, leggiamoli e vediamo che in fondo in fondo sono tutti uguali. (non è offensivo, continua a leggere!)  Fortunatamente lo stile, la cultura, le peculiarità personali sono diverse; altrimenti avremmo trovato post su blogtours tutti uguali. Invece ci sono molti travel blogger bravi che metteno il loro “taglio”, la loro “sensibilità” nel raccontare un luogo e spero anche la propria “esperienza” di un luogo.

Che poi, ritengo che sia ora necessaria una evoluzione del concetto di blogtour, mi pare che stiano troppo scimmiottando i press tour che si fanno da più di 40 anni. Lo stesso pensiero lo ha più volte postato sui social anche uno come Alessio Carciofi, che sta cercando di migrare dal vecchio sistema di “press” a qualcosa di più “umano” di “relazione con la terra e le persone”, invece che il postare le foto su instagram dei piatti o degli scorci di un hotel.

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Essere la Mucca Viola

L’evoluzione che mi aspetto e che anelo per il modello di business di un blog (si, proprio di modello di business si parla) deve andare oltre concetti stantivi e raffermi e che cominciano anche a puzzare, del “mi inviti, vengo, faccio due foto, racconto quanto è bello il tramonto, quanto è bello il tuo hotel/territorio e torno a casa.
E’ ora di fare del vero blogging esperienziale, quello che leggendo un post che racconta un luogo, delle persone, delle relazioni, faccia immergere il lettore come quando da piccoli leggevano “Moby Dick” o “Il gabbiano Jonathan Livingston”. Ovvio, una caratteristica simile potrebbe non essere da tutti, ma proprio questo permetterebbe di non essere l’ennesima pecora del blogging. Come è ovvio, che questo mio sogno personale, probabilmente vale più per blogger di viaggi che quelli Geek. Ma essere una Mucca Viola significa anche “spiccare” rispetto agl’altri per la proprio unicità.

Questa unicità va pensata non solo nello stile, ma anche nella forma, nella nicchia stessa. Un pò come ha fatto Mary di Playgroundaroundthecorner.it: con i parchi giochi per bambini. Ha individuato una unicità, la sua unicità per cui si distingue da tutto il panorama web/blog.
Se fossimo ad un corso di marketing, parleremmo dell’individuazione della propria USP (Unique Selling Proposition, formulata da Rosser Reeves negli anni quaranta).

alessandrogiagnoli“…un travel blogger dovrebbe farsi pagare dall’indotto e non dai soggetti della narrazione…”

Anche il modello di business attuale, della maggior parte dei bloggers, necessita di essere ripensato (e ne avevo già scritto).
In particolare: “Un travel blogger dovrebbe guadagnare mettendo sul piatto i suoi numeri – ma anche la qualità di quello che scrive a priscindere dai soli numeri e questo ovviamente ha il suo valore – e farsi pagare dall’indotto o “contorno”, ma non dai soggetti della narrazione.”
Mi piacerebbe pensare ad un travel blogger indipendente per davvero, dove il proprio contenuto non sia commerciabile.

Sia chiaro, non ho la soluzione in tasca, ma questo può essere un processo, un brainstorming tra luminari del marketing o l’intuizione geniale di qualche singolo individuo. Per ora non resta che constatare i fatti, sperare nel cambiamento, creare qualcosa di nuovo e smettere di essere pecora e diventare una mucca viola.

(“La mucca viola” è un libro best seller di Seth Godin, se non lo hai letto rimmedia subito.)

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