Category : Opinioni

Opinioni

Tre storie in bicicletta.

Tre storie in bicicletta
Questo post probabilmente è il più insolito che penso di aver mai scritto sul mio blog, ma sono storie che avevo voglia di raccontare. Tutte hanno qualcosa in comune: la bicicletta.
No, non sono un vero appassionato di bici, mi piacciono e potrei paragonarle alle moto per il senso di libertà che esse esprimono. Una libertà che però va conquistata con la fatica, pedalata dopo pedalata.

La prima storia riguarda due ragazzi di Rieti, con uno di loro ho lavorato diverso tempo fa, si tratta di Danilo Giagnoli (il cognome non mi è nuovo…) e del suo amico Roberto che hanno avuto una idea folle: dal Tramonto all’Islanda,  un viaggio da Rieti all’Islanda in bicicletta.
Sarà che in passato ho sognato di prendere la bici e partire.

La seconda storia è quella di “Rotafixa“, al secolo Paolo Bellino, con cui ho lavorato in Adnkronos. Questo cinquant’enne oltre che fare il giornalista si autocostrusce bici a “scatto fisso” (andate su Wiki se non sapete cosa sono) che definisce “il mezzo più nobile e fascinoso mai inventato dall’uomo.” In questi giorni si è preso un periodo di aspettativa dall’agenzia, per fare cosa? Il giro del mondo con la sua bicicletta.

L’ultima storia l’ho letta su Millionaire qualche giorno fa, ed è quella di una startup. La RossoBike, una piccola “bottega” che coinvolgendo artigiani locali, vende online biciclette originali e di uno straordinario fascino. I clienti scelgono le caratteristiche della bici, possono già personalizzarla con un’App apposita e mandano l’ordine. Le bici poi vengono spedite con il normale corriere.

Da ognuna di queste storie comunque possiamo apprendere qualcosa:

  • RossoBike: “bisogna puntare su personalizzazione e reputazione.”
  • Dal tramonto all’Islanda: “bisogna saper organizzare i propri progetti.”
  • Senza che Paolo di offenda: “non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni.”
  • E poi fare un pò di moto, fa sempre bene. 🙂

    Read More
    Opinioni

    Ridurre l’investimento per il sito con un CMS Open Source

    Credo ormai che un CMS Open Source sia in grado di offrire una soluzione migliore rispetto alle opzioni commerciali, non solo offre significativi risparmi sui costi, ma fornisce anche una scelta molto ampia di caratteristiche e funzioni.
    Storicamente aziende come Microsoft, IBM, Lotus e Oracle hanno costruito le loro imprese vendono database, Application Server, Software, ecc. ecc. ad aziende, governi, ONG, enti di beneficenza, ecc. ecc. La loro argomentazione fu sempre la stessa: si ottiene quello che si paga, a spendere tanti soldi non si può andare male.

    Le cose sono però cambiate, i sistemi open source sono molto cresciuti, da una piccola nicchia di proprietà di fanatici geek,  sono diventati una seria alternativa alle offerte commerciali.

    Se non sapete cosa sono i sistemi open source, le cose fondamentali che dovete conoscere sono:
    [arrowlist]

    • Il software open source è sviluppato da una comunità di utenti, piuttosto che una società di software
    • L’open source non è  soggetto a cicli di rilascio commerciale, ma a cicli di sviluppo con il risultato di un sistema realmente migliore
    • Bugs e problemi sono generalmente corretti velocemente dalla comunità
    • E’ più facile trovare sviluppatori in quanto vi è una comunità di sviluppatori molto più attiva nel mondo open source
    • La maggior parte dei software open source sono di libero di utilizzo, quindi si riducono i costi
    [/arrowlist] Certo ci sono aree in cui il software commerciali come Photoshop e Word hanno il vantaggio di essere molto più evoluti, più raffinati e funzionali, in ultima analisi più completi rispetto alle alternative open source, tuttavia quando si tratta di gestire i siti web, le cose cambiano di parecchio.

    Internet è alimentato e gestito da sistemi open source.
    [arrowlist]

    • Linux è il sistema operativo della maggior parte dei server web, come quelli di Google e di Amazon
    • Apache è il server web del 65% del world wide web
    • PHP è l’ambiente di sviluppo più utilizzato per i siti web, parliamo di quasi il  75% dei siti web
    • MySQL è il database più comunemente utilizzato per lo sviluppo web e viene utilizzata da aziende del calibro della NASA
    • Le piattaforme CMS più popolari sono soluzioni Open Source (WordPress, Drupal, Joomla, Typo3)
    [/arrowlist]  

    Se si crea un sito web e si ha bisogno di un CMS,  una soluzione Open Source potrebbe svolgere un ruolo importante nel prendere una decisione. Dopo tutto, perché spendere la maggior parte del budget per un software costoso, quando alcune delle migliori soluzioni sono libere?

    Negli ultimi anni ho visto investimenti sbalorditivi per siti che magari si poggiavano su soluzioni commerciali che non facevano nulla in più e nulla di meno di quanto soluzioni free come WordPress su sitemi LAMP (Linux, Apache, MySql e Php) avrebbero potuto fare.

     

    Ecco alcune delle piattaforme più potenti e popolari di CMS Open Source:
    [arrowlist]

    • WordPress – Perfetto per siti, blog e siti personali
    • Joomla – Perfetto anch’esso per siti, blog (anche se a mio parere molto pesante e marchingegnoso)
    • Drupal – Altro potente CMS con una numerosa comunity alle spalle
    • TYPO3 – Una piattaforma di CMS di classe enterprise che offre molte funzioni più evolute rispetto ai succitati CMS
    • Magento – Una piattaforma eCommerce completamente funzionale, disponibile sia in versione open source che in edizioni commerciale.
    [/arrowlist] Ma ci sono anche una serie di CMS commerciali, come Open Text, Sitecore ecc. ecc. e questi hanno tutti un costo a licenza e come non bastasse lo sviluppo per queste piattaforme (developer, assistenza, ecc. ecc.) ha un costo molto elevato  in quanto sono pochi gli esperti che possono dare il proprio contributo.

    In ultima analisi, direi che abbiamo 5 motivi per non scegliere un CMS open source:

    [arrowlist]
    • Si ha bisogno di alcune funzionalità molto specifiche che possono essere svoluppate solo da una specifica piattaforma commerciale
    • Saggezza comune dice che “si ottiene quello che si paga”
    • Il reparto IT è un partner Microsoft e quindi la loro scelta cadrà su piattaforme commerciali (Windows based)
    • Hai un team interno di sviluppo che conosce già una piattaforma specifica e useranno quello
    • Ti avanzano i soldi e vuoi spenderli in license
    [/arrowlist]

    ma ne abbiamo anche 5, per sceglierlo:

    [arrowlist]
    • Un CMS Open Source come WordPress può soddisfare completamente le esigenze del 90% dei siti web con le proprie funzioni o usando Plugin disponibili in rete.
    • L’accesso al codice sorgente ci assicura che è possibile modificare qualsiasi aspetto della piattaforma, se necessario.
    • Un CMS Open Source ha una comunità di sviluppo più grande (rispetto ai CMS commerciali) permettendoci di trovare sviluppatori di qualità ad un costo ragionevole
    • Affidabilità e sicurezza dimostrata negl’anni di questi CMS, sono un fattore importante nel prendere una decisione
    • È stato calcolato che il [tooltip title=”Info” content=”Total Cost of Ownership (TCO), in italiano costo totale di proprietà o costo totale di possesso, è un approccio sviluppato da Gartner nel 1987, utilizzato per calcolare tutti i costi del ciclo di vita di un’apparecchiatura informatica IT, per l’acquisto, l’installazione, la gestione, la manutenzione e il suo smantellamento.” type=”info” ]TCO[/tooltip] risulta essere decisamente inferiore con sistemi Open Source.
    [/arrowlist]
    Read More
    Opinioni

    Saranno i mercati a salvare il nanopublishing?

    Il nanopublishing – ovvero quell’attività realizzata da un mix di blogger e giornalisti, in cui il linguaggio, e la rapidità della notizia costituiscono una rete di impegno condiviso sottoforma di contenitori verticali – nel nostro paese non è stata una formula editoriale troppo popolare. I motivi sono fin troppo noti: laddove si cerca di trasformare l’espressione libera per eccellenza piegandola ai meccanismi rudi del business si perde la verginità come blogger e spesso si banalizzano i contenuti. Per di più retribuire gli autori con compensi esigui e obbligarli a sottostare a regole collaudate da imparare a memoria per riportare contenuti che nel migliore dei casi, sono traduzioni di idee altrui, sono quanto di più lontano dell’idea di internet come opportunità per migliorare la società.

    Prima venerati, poi osteggiati, infine ignorati, in un momento in cui i social network sono esplosi, i blog network con vicende alterne sono proliferati e poi declinati, e quelli oltreoceano costretti a rivedere pesantemente il sistema retributivo che avevano organizzato per i propri blogger, congelando i benefits dell'”età dell’oro” e dismettendo blog minori (su tutti le vicende di Nick Denton di Gawker Media e di B5Media, network guidato da Jeremy Wright).

    Non intendo certo produrmi in una difesa dell’utilizzo del blog come mezzo espressivo al fine di conseguire un risultato economico (non ne avrei la capacità né la serenità d’animo, visto che ne faccio parte). Anzi: trovo che molte delle accuse che vengono rivolte a queste forme editoriali sono giustissime, per quanto ci siano delle clamorose eccezioni. Nell’azienda nella quale lavoro (e di cui sono responsabile editoriale) si è sempre pensato che laddove i tempi fossero stati maturi – cioè gli investimenti pubblicitari fossero tornati a decollare – la qualità dei contributi sarebbe cresciuta proporzionalmente, avendo avuto a disposizione un margine operativo più consistente. Ma giorno dopo giorno, conciliare la produzione di contenuti simil-giornalistici, quindi originali, interessanti e d’inchiesta col margine strettissimo imposto da un modello di business incentrato solo sulla pubblicità (primariamente su AdSense) si è dimostrato come pretendere di navigare in un mare in tempesta con una piccola zattera.

    Ma c’è qualcosa di nuovo all’orizzonte del nanopublishing. Qualcosa che lascia intravedere la possibilità di smarcarsi da questi margini impossibili. La soluzione sembra venire dai mercati, che in tanti scenari di rilievo, come negli spunti emersi dai dati dello IAB Forum di Milano (si vedano le testimonianze dei manager Randall Rothenberg di IAB US, Guy Phillipson di IAB UK e Alain Heureux di IAB Europe) hanno confermato la rilevanza assoluta di internet nello scenario della comunicazione (e purtroppo anche la situazione stagnante che su questo fronte viviamo in Italia).

    A più riprese nelle aziende si insiste sul concetto di come la comunicazione (e in particolare i social media) possano essere utili alle aziende in termini di risorsa informativa di supporto al business (si veda Business Social media benchmarking study, anche questo ripreso da Mauro Lupi). E in particolare, tra le azioni principali svolte dalle aziende ci sono preminentemente: quella di mantenere un profilo sui social media (e conseguentemente di monitorare la conversazione che riguarda il marchio), di avere un corporate blog e di utilizzare il micro-blogging, come ad esempio Twitter.

    Ma per le aziende, che cominciano a destinare ad internet intenzioni e soprattutto capitali autentici, orientarsi non è facile: che “markets are conversations” è piuttosto noto, ma per le aziende intercettare la comunicazione non è troppo semplice (e non mi produrrò nell’elenco di decine di tentativi sballati in tal senso). Sembra arrivata l’ora di una fase nuova rispetto ai publiredazionali, alle “marchette”, al buzz marketing di conquista a suon di gadget promozionali, o alle di semplici sponsorizzazioni delle testate.

    Da qualche mese, cominciano ad arrivare sul tavolino di isayblog! proposte serie di aziende serie che hanno fiducia del lavoro svolto dai network di nanopublishing. Sono aziende che hanno capito che i blog-network, oltre a conoscere le insidie della blogosfera e le sue reazioni, le strategie aggressive di posizionamento, e come generare una conversazione, sanno perfettamente come tenere sotto controllo i budget e quindi come ottenere “il massimo con il minimo”. Ma che allo stesso tempo sanno bene che “il contenuto è il re” e che sono disposte a mettere in campo capitali in grado di sostenere un lavoro da vero web-journalist, in qualità e in profondità. Che vogliono contenuti scritti da noi, dunque.

    Speriamo che questa sia la strada giusta per affrancare il largo plotone di blogger malamente retribuiti (alcuni di loro svolgendo un lavoro di sorprendente qualità) da questi stretti limiti in cui sono confinati, e aprendo alle testate digitali scenari simili per disponibilità a quelli che hanno permesso in altri momenti ai magazine cartacei di fiorire. La combinazione tra gli introiti pubblicitari (che ci auguriamo attivino finalmente forme più interessanti dell’onnipresente banner pay-per-click) e l’intervento di questi partner assetati di contenuti, sembra proprio il modo di avere garantita una sostenibilità del progetto network di blog, che magari potrà fare a meno delle intrusioni di grandi gruppi editoriali come Dada in Blogo e Il Sole24 Ore in Blogosfere. Un esempio molto recente è Green: il magazine verde scritto da alcuni blogger italiano e “sostenuto” da IBM. “Guadagnare visibilità anziché acquistarla”; o quantomeno acquistarla in modo diverso”, sembra essere il nuovo trend.

    Chiudo con una riflessione dal blog dell’eccellente Mauro Lupi, capace di cogliere il senso delle cose in maniera lucida e da cui ho attinto a piene mani molte delle riflessioni di questo articolo:

    Salgo solo per un momento da un punto d’osservazione più in alto: e se una parte del web vivesse come oggi vivono molti musei e gallerie d’arte, ossia con il sostegno delle imprese? Si tratterebbe sempre di comunicazione pubblicitaria ma con la possibilità di declinare meglio i possibili coinvolgimenti sui contenuti. Ora che ci penso, inizio a vedere queste forme di “sponsorizzazioni 2.0”.

    [Alex è uno dei fondatori di isayblog.com un network digitale che conta decine di blog, di cui è anche responsabile dei contenuti editoriali. Trasformare il blogging in un’impresa, con contenuti di qualità e sostenibile senza l’impiego di grandi capitali, è la sfida che lo appassiona in questa tappa della vita.]

    Read More
    1 2 3 4 5