Tutti danno per morti noi poveri SEO.

Anche Wired ci si mette (con pacatezza, certo) pubblicando una specie di necrologio per i SEO. Dopo altri articoli su diversi siti in questi giorni e anche molto datati (addirittura Wittgenstein.it del 09-09-2010), pare che le dichiarazioni di Cutts abbiano sancito la morte di noi poveri SEO. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Cosa dice in fondo Cutts?
Wired scrive: “Con Panda, Google rivendica come obiettivo primario quello di premiare la qualità del contenuto (e la sua freschezza) piuttosto che la forma e la confenzione con cui è veicolato.” In realtà questo è l’insieme di due importanti aggiornamenti degli algoritmi di Google, il primo è vero che si tratta di Panda (qualità dei contenuti) il secondo, quella sulla freschezza dei contenuti è un recente aggiornamento di cui altri hanno già scritto.
Ma Google vuole veramente la morte dei SEO?
Io non credo affatto che sia un pensiero di Google quello di far morire i SEO (o almeno la necessità della loro figura professionale) credo invece che l’obiettivo sia migliorare per se e per i propri inserzionisti. In fondo i due colpi (Panda e il recente aggiornamento che riguarda la freschezza dei contenuti) nell’insieme vanno a colpire quel substrato di siti web nati per guardagnare con Adsense, i famosi “made for adsense”.
Cosa significa, che i click che non convertono sono una bestia nera per tutti, inserzionista e Google. I primi pagano senza avere un rientro, i secondi possono vedere diminuire l’efficacia del proprio prodotto e la percezione che gli inserzionisti possono avere su di esso.
Ora, magari in Italia il fenomeno è molto meno evidente, ma negli States i volumi sono ben altri (vuoi per motivi demografici, vuoi per la lingua) e il bacino di utenza di un sito è straordinariamente immenso rispetto a un sito italiano. Questo significa che siti “made for adsense” permettono guadagni molti elevati per i SEO che gestiscono questi tipi di siti e una complessiva diminuzione del valore dei siti “sotto di loro”, sia in termini di guadagno – rientro dell’investimento – che di visibilità.
Per questo ritengo che tutti gli aggiornamenti degli algoritmi di Google siano da vedere nell’ottica di fornire un servizio migliore a chi sul Web cerca di fare il proprio business reale e non fittizzio e – in parte – lucrativo, come i “made for adsense”.
Il SEO non può morire.
La mia conclusione è che il SEO non può morire per una serie lunghissima di motivi, tra cui il fatto che Google solo dieci risultati mostra in prima pagina e solo quella pagina cattura il 96% del traffico legato alla ricerca di una determinata query.
Il grafico sotto riportato è preso da un post del Taglia, proprio sulla percentuale di traffico su un sto web derivante dal posizionamento:

Essere nelle prime posizioni significa “catturare” più del 90% del traffico generato complessivamente dalla prima pagina dei risultati di ricerca per una determinata query.
Le aziende avranno sempre bisogno della SEO per fare business sul Web, un SEO che non sia un alchemico stratega, ma che sappia come presentare a Google un sito web e questo comprende ormai da anni anche la bontà dei contenuti, e qui ritorna il discorso di Cutts da cui siamo partiti.
Comincio a credere seriamente che i maggiori investitori in termini sia economici che di tempo, sui contenuti di buona qualità, siano proprio i SEO.
La qualità di un contenuto è ormai parte integrante di un buon progetto di visibilità on line, come lo sono le accortezze tecniche, la fruibilità di un sito e tanto altro che ruota intorno ad una strategia web efficace.
Inoltre il SEO, nel corso degl’anni, si è andato ad occupare anche di altri aspetti legati ad un progetto web, dall’usabilità alle strategie di marketing on line, perchè costretto ormai a mirare più sull’insieme degli obiettivi (Conversioni, Roi, Visibilità, ecc. ecc.) che solo ed unicamente sul posizionamento organico. Anche questo credo che sia dovuto alla necessità di portare un reale valore aggiunto all’azienda committente, perchè a volte essere in prima posizione per determinate keywords può generare visite, ma non significa che questo generi reale business per il committente. Un ecommerce, ad esempio, oltre a presentarsi nelle prime posizioni deve avere un efficace processo di acquisto, un pizzico per persuasive web marketing, un pizzico di web analytics, del copywrtier e quel tanto di commerciale.
La polivalenza del SEO di oggi rende questo lavoro affascinante sotto molti aspetti, ma anche molto faticoso.
